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VIII Ottobre Giapponese
Ravenna, Faenza, Solarolo, Bagnacavallo e San Marino
25 settembre - 5 novembre 2010

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Vi presentiamo una selezione tratta dal discorso di commiato del compianto Kon Satoshi [IMDB], reperibile su Kon's Stone, blog personale del regista che, tra gli altri, ha diretto Paprika, Tokyo Godfathers, Millennium Actress e Perfect Blue. Ci ha lasciato quest'anno, ancora quarantenne, portato via da un cancro al pancreas, e quelle che seguono sono le parole che, prima di andarsene, ha voluto rivolgere ai suoi cari e a tutto il mondo.
Le pubblichiamo come omaggio a un regista che ci ha offerto tante meravigliose opere e che non dimenticheremo.




25 agosto 2010 (mercoledì)
Addio

Non dimenticherò mai il 18 maggio di quest'anno.
All'Ospedale della Croce Rossa di Musashino, il cardiologo emanò il seguente verdetto:
« Cancro terminale al pancreas, metastasi ovunque alle ossa. Le restano al massimo sei mesi di vita »
[…]
Ho sempre pensato, nel profondo del mio cuore:
« Quando la morte arriva, non resta che accettarla »
ma è stato troppo improvviso.
[…]
Dopo il verdetto, cercai insieme a mia moglie un modo per continuare a vivere.
[…]
« Continuerò a vivere secondo la visione del mondo che io stesso ho scelto! »
Tuttavia, come quando si lavora ad un film, non basta la volontà.
Giorno dopo giorno, le mie condizioni peggioravano inesorabilmente.

D'altro canto, io, in quanto parte della società, vivo accettando almeno per metà una visione del mondo convenzionale. Difatti pago regolarmente le tasse, come tutti. Sono ben lungi dalla perfezione, ma sono un membro a pieno titolo della società giapponese.
Perciò, a parte i preparativi per continuare a vivere a modo mio, pensai anche di
« prepararmi adeguatamente alla morte »
Anche se non sono proprio riuscito a farlo in modo adeguato.
[…]
Qualche giorno più tardi, quando, in condizioni critiche a causa di una polmonite, apposi l'ultima firma al testamento in uno stato di semincoscienza, pensai che, anche se fossi morto così, lo avrei accettato.
« Aah... Finalmente posso morire »
[…]
Quando chiesi direttamente al dottore, mi rispose in un tono estremamente pratico, di cui, in un certo senso, gli sono grato:
« Aspetti... Uno, due giorni... Anche se riesce a sopravvivere le resterà un mese, forse »
Mentre lo ascoltavo pensai « sembra che stia dando le previsioni del tempo », ma la situazione era critica.
Era il 7 luglio. Un tanabata da dimenticare.

All'improvviso mi decisi, senza pensarci troppo su.
Voglio morire a casa mia.
Forse è stato l'ultimo grande fastidio che darò ai miei cari, ma in qualche modo trovarono la maniera di farmi fuggire a casa.
[…]
Avvolto nel lenzuolo, e nel mondo della morte, grazie agli sforzi di tante persone, riuscì miracolosamente a fuggire dall'Ospedale della Croce Rossa di Musashino e a raggiungere finalmente la mia casa.
Morire è dura!
Per inciso, non ho alcuna critica o avversione nei confronti dell'Ospedale della Croce Rossa di Musashino, a scanso di equivoci.
Volevo soltanto tornare a casa mia.
Nella casa in cui vivo.

Una cosa un po’ sorpendente fu che quando mi trasportarono nel salotto di casa mia ebbi una visione tipo quelle delle esperienze ultracorporee, e vidi me stesso, dall'alto, mentre mi portavano nella stanza.
Ebbi una vista a volo d'uccello con una lente tipo grandangolo, ad alcuni metri da terra, di me stesso e della scena di cui io stesso facevo parte. Il quadrato del letto al centro della stanza sembrava terribilmente grande, mentre io, avvolto da un lenzuolo, venivo poggiato su quel quadrato. Non fu una sensazione particolarmente gentile, ma non potevo certo lamentarmi.

Al che, non mi restava che attendere la morte a casa.
Però…
Superai senza difficoltà lo scoglio della polmonite.
Ma come?
In un certo senso, pensai:
« Non sono riuscito a morire (risata)? »
In seguito, visto che non facevo altro che pensare alla morte, capii che era come se fossi morto per davvero. Nei recessi della mia coscienza offuscata affiorò più volte la parola "reborn".
Stranamente, il giorno successivo si risvegliò in me la voglia di vivere.
Penso che sia stato grazie a tutti coloro che si sono presi cura di me, a cominciare da mia moglie, per non parlare di coloro che hanno diviso con me la loro forza venendo a farmi visita, degli amici che mi hanno sostenuto, dei dottori e delle infermiere, del care manager, e altri ancora. Ne sono genuinamente convinto, dal profondo del cuore.

Visto che mi era ritornata la voglia di vivere, non potevo starmene con le mani in mano. Era come se mi fosse stata data della vita extra, perciò dovevo usarla al meglio.
Così pensai di eliminare almeno una delle ingiustizie che restano nell'epoca odierna.
Devo confessare che sono riuscito a parlare del cancro soltanto alle persone che mi sono più vicine. Al punto da non dirlo nemmeno ai miei genitori.
[…]
Se potessi, ci sono tante persone che vorrei (e anche che non vorrei) incontrare, ma ho avuto la sensazione che, se le incontrassi, non potrei affrontare la morte sereno, sapendo che non le potrei più vedere.
[…]
E poi, a causa degli effetti del cancro, la parte inferiore del mio corpo è paralizzata e sono praticamente confinato a letto, e non voglio che la gente mi veda ridotto a uno scheletro. Vorrei che mi ricordassero com'ero quando stavo ancora bene ed ero in mezzo a loro.
Approfitto di questa occasione per scusarmi con i miei parenti, i miei amici e tutti i miei conoscenti, per non avere fatto sapere loro nulla della mia malattia. Spero riusciate a capire il mio egoismo.
Lo sapete, Kon Satoshi è fatto così.
[…]
Però, anche se mi sono rassegnato all'idea di essere stato ingiusto con tanti, c'è una cosa che proprio non mi va giù.
Non averlo detto ai miei genitori ed a Maruyama-san, della Mad House.
I miei veri genitori e il mio genitore come regista di anime.
[…]
Appena ho visto il volto di Maruyama-san che era venuto a trovarmi a casa mia, non riuscivo a fermare le lacrime e la vergogna.
« Scusami, se mi sono ridotto così... »
Maruyama-san non disse nulla, scosse la testa e mi afferrò entrambe le mani.
[…]
Il mio più grande rimorso è il film Yumemiru kikai (Macchine che sognano).
[…]
Quando ho parlato a Maruyama-san dei miei crucci per Yumemiru kikai, lui mi ha risposto:
« Sta' tranquillo. Qualcosa farò, perciò non preoccuparti »
Ho pianto.
Un pianto disperato.
Nonostante l’enorme debito di gratitudine che ho nei suoi confronti, sia per la realizzazione, sia per il finanziamento dei film che ho fatto finora, Maruyama-san fa sempre qualcosa per aiutarmi. Anche questa volta. Non cambierò mai.
[…]
Poi, quando sono tornato a casa dopo essere guarito, in qualche modo, dalla polmonite…
Ho preso la grande decisione di incontrare i miei genitori.
Anche loro volevano vedermi.
Vederli sarebbe stato doloroso, e non avevo neanche la forza di incontrarli, ma il mio desiderio di vedere il viso dei miei genitori divenne sempre più forte. Volevo ringraziarli di persona per avermi fatto nascere a questo mondo.
Sono stato davvero felice.
Anche se mi scuso con mia moglie, i miei genitori, tutte le persone che mi vogliono bene, per aver vissuto in modo un po' più spericolato degli altri.
I miei genitori soddisfecero subito il mio capriccio, e il giorno successivo arrivarono da Sapporo a casa mia.
Non dimenticherò mai le parole che disse mia madre appena mi vide ridotto a letto.
« Scusami! Non sono riuscita a farti sano e robusto! »
Non riuscii a dire nulla.
[…]
Grazie, papà, mamma.
Nulla mi ha reso più felice che aver ricevuto la vita in questo mondo come figlio vostro.
Il mio cuore è pieno di infiniti ricordi e gratitudine.
La felicità è di per se importante, ma sarò per sempre in debito con voi per avermi donato la capacità di provare la felicità.
Vi ringrazio.

Non c'è niente di peggio di un figlio che lascia questo mondo prima dei propri genitori, ma in questa decina d'anni, come regista di anime, ho dimostrato le mie capacità, ho raggiunto degli obiettivi, mi sono fatto una reputazione. Mi dispiace un po' non aver venduto molto, ma ho fatto il possibile.
[…]
L'essere riuscito a parlare di persona con i miei genitori e Maruyama-san mi ha tolto un peso dal cuore.

Concludo rivolgendomi a colei che si è preoccupata più di tutti, ma che fino alla fine non mi ha abbandonato, mia moglie.
Dopo quel verdetto di morte abbiamo pianto tante volte insieme. Sono stati giorni duri per entrambi, sia fisicamente che psicologicamente. Al punto che le parole non bastano a esprimerlo.
Però, se sono riuscito a superare quei giorni spossanti e penosi, lo devo alle parole cariche di energia che tu mi dicesti subito dopo quel verdetto.
« Io ti accompagnerò fino alla fine »
[…]
« Ho una moglie meravigliosa! »
Lo dico solo perché mi trovo in questa situazione? No, ho soltanto realizzato ciò che ho sempre pensato.
[…]
Naturalmente ci sono ancora molte altre cose che mi preoccupano, ma se mi mettessi a enumerarle non finirei più. E tutte le cose hanno bisogno di una fine.
[…]
Dunque, a voi che mi avete seguito fino alla fine di questo lungo discorso, grazie. Con questo sentimento di gratitudine verso tutte le buone persone che ci sono al mondo, metto giù la penna.

Allora, scusatemi se me vado prima.

Kon Satoshi


(tanabata) festa giapponese che cade il 7 di luglio. Celebra l'unico giorno dell'anno in cui, secondo un'antica leggenda, il pastore Altair e la tessitrice Vega si possono incontrare.

Selezione e traduzione: Michela Riminucci
Revisione: Marco Del Bene

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